Raccontare, non spiegarmi
Non ho scritto Sotto Pelle per spiegarmi. Spiegarsi presuppone doversi giustificare, e io non credo di dover giustificare a nessuno chi sono. L’ho scritto per raccontare — che è una cosa diversa, anche se spesso vengono confuse.
Raccontare significa mettere in fila l’infanzia, il primo amore, le aule in cui si decide della vita di una persona come se fosse una pratica da sbrigare, il giorno in cui ho potuto dire ad alta voce il mio nome per la prima volta senza nessuna esitazione dietro. Non per convincere nessuno di niente. Solo per dire: è andata così.
Ho pensato a lungo se avesse senso mettere tutto questo nero su bianco. È una storia intima, fatta di momenti che avrei potuto tenere al riparo. Quello che mi ha convinto è stato pensare a chi, in questo momento, è più o meno dove ero io qualche anno fa — senza ancora le parole per dirsi. Se questo racconto può prestarne anche solo una, ne è valsa la pena.
Per chi non vive quello che ho vissuto io
Sotto Pelle non è pensato solo per chi si riconosce direttamente nella mia storia. È anche per i genitori, gli amici, chi sta accanto a una persona in cammino e non sa bene come starle vicino. Non offro risposte facili — non ne ho. Offro una storia vera, raccontata senza sconti, nella speranza che aiuti a fare qualche domanda in più e qualche supposizione in meno.
Perché non ho addolcito niente
Le parti dure del libro sono rimaste dure. Non per impietosire — non c’è una riga che chieda pietà — ma perché ripulire la storia avrebbe tradito proprio quello che per anni non riuscivo a dire. Una versione edulcorata non avrebbe aiutato nessuno, nemmeno me.
Alla fine Sotto Pelle parla di una cosa sola, sotto tutto il resto: cosa significa nominarsi. Darsi un nome che sia davvero tuo, e trovare il modo di dirlo agli altri. È una domanda — chi sono davvero — che in forme diverse prima o poi tocca chiunque, non solo chi vive un percorso come il mio.
Se ti va di leggerlo, lo trovi qui. E se sei arrivato fin qui perché qualcosa in queste righe ti ha riguardato da vicino: ti capisco. Sono passato di lì anch’io.